BERKEL

STORIA DELLA BERKEL, LA “FERRARI” DELLE AFFETTATRICI

Esistono prodotti che, nell’accezione popolare, sono a tutti gli effetti veri e propri status symbol, prodotti che hanno bisogno solo di una semplice occhiata per far galoppare la nostra fantasia e farla sfrenare nelle mirabolanti praterie del MITO.

E’ il caso ad esempio della Ferrari, o dei Rolex o ancora delle moto Harley Davidson, prodotti preceduti dalla loro fama che non hanno bisogno di presentazioni e che, in molti casi, vanno solo ed esclusivamente contemplati.

Anche nell’affascinante mondo dei salumi esiste un mito assoluto, un’affettatrice ricca di storia che è entrata a tutti gli effetti nel mito per il suo valore storico, per il suo colore rosso fiammante e per la sua fantastica estetica di costruzione, la prima affettatrice meccanica nata ai primi del novecento in Olanda e che oggi è l’oggetto del desiderio di tanti collezionisti, salumai e non…Se chiedete quale è il loro sogno nel cassetto vi risponderanno sicuramente “Possedere un’affettatrice Berkel!”

Eccoci quindi pronti a ripercorrere la storia della nascita di questo prodotto di elite, nata dall’ingegno di un macellaio olandese stufo di tagliare la carne con il coltello.

Wilhelmus Adrianus van Berkel era infatti un macellaio olandese con una grande passione per la meccanica: voleva costruire una macchina che potesse consentirgli di tagliare la carne senza dover ricorrere al coltello. L’idea giusta gli venne quando pensò che una lama concava rotante in perpendicolare su un piatto mobile sul quale era appoggiata la carne potesse sostituire il lavoro manuale dell’uomo: fu così che nacque la prima affettatrice meccanica della storia. Nel 1898 Berkel fonda la prima fabbrica a Rotterdam; dall’anno successivo fino alla fine degli anni Trenta del Novecento la Berkel depositò tantissimi nuovi brevetti e costruì decine di modelli di affettatrici.

In pochi decenni Berkel divenne una multinazionale vera e propria, con stabilimenti produttivi in tutto il mondo. Alla crescita dell’azienda seguì la diversificazione della produzione: così, anche per le necessità generate dai conflitti mondiali, la Berkel cominciò a produrre macchine utensili, motori da nave e idrovolanti.  

L’azienda fu protagonista di riassetti interni più o meno burrascosi avvenuti nella prima metà del Novecento: il suo fondatore, ormai vecchio, si ritirò dalle scene, lasciando ai manager la guida dell’impero da lui creato. Nacquero dei dissapori tra Berkel padre e figlio, che portarono quest’ultimo ad uscire dall’azienda e a proporre al competitor più temuto di Berkel allora, la tedesca Bizerba, dei progetti mai approvati nell’azienda del padre. Nel 1952 Wilhelmus Adrianus van Berkel muore a Montreux. 

Negli anni che seguirono la morte di Berkel furono lanciati sul mercato nuovi modelli di macchine, come tritacarne, macinacaffè, sega ossi e cutter. Alcune scelte produttive non furono premiate dall’andamento del mercato, in quell’epoca frazionato e pieno di concorrenti aggressivi. Il marchio splendeva ancora della luce di vecchie produzioni ormai cessate, e sui nuovi modelli non c’era più la protezione e la tutela dei brevetti depositati. Negli anni ’70 il settore peso era assolutamente predominante, mentre le affettatrici e tutte le altre macchine per la lavorazione degli alimenti arretravano; la produzione di questi modelli proseguì comunque fino all’inizio degli anni ’90.

Gli anni Novanta non iniziano bene per Berkel: nel 1991 un incendio devastante distrugge completamente lo storico stabilimento nel centro di Rotterdam. Si salva solo il magazzino spedizioni con la merce finita. Destino volle che la costruzione del nuovo stabilimento in periferia fosse già ultimata: ciò che restava di Berkel fu trasferito. Gli operai impiegati nel trasloco riuscirono a staccare dalla facciata distrutta della palazzina degli uffici l’effige in bronzo raffigurante il profilo del fondatore. Questo cimelio unico al mondo ci fu donato dall’amministratore delegato dell’epoca con tanto di lettera di donazione.

A due anni dall’incendio, nel 1993, a seguito della fusione con la Avery, la Berkel entra a far parte del gruppo multinazionale GEC. Avery è un’azienda forte nel campo della pesatura, che ormai è quasi esclusivamente elettronica. Questa cultura tecnica influenza pesantemente le scelte dei settori su cui fare ricerca ed investire: la meccanica non ne esce certo potenziata. In questi anni il dominio Berkel sul mercato mondiale delle affettatrici è tramontato, e della produzione classica a volano rimane solo un modello, la 115EP: una macchina totalmente automatica con un sistema per agganciare e disporre la fetta sul vassoio inox laterale. Il colpo mortale alle affettatrici Berkel arriva nel 1996 con l’entrata in vigore delle nuove norme europee sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, tra cui la direttiva macchine, in Italia recepita con decreto 626.

A Rotterdam il responsabile del controllo qualità affettatrici e l’ufficio tecnico si prodigano nel progettare modifiche che possano rendere a norma il modello 115EP, ma la direzione tecnica inglese nega gli investimenti necessari e opta per soluzioni esterne alla produzione Berkel. Vengono così cooptate le produzioni concorrenti, facendo accordi per modificare esteticamente le macchine di vari produttori di qualità, apporre il marchio e lanciarle sul mercato come produzione Berkel. In Italia furono marchiate Berkel macchine di produzione FIA-BOSTON di Padova oppure OMAS di Varese.

Nel 2004 due manager del gruppo si fanno imprenditori in proprio ed acquisiscono il marchio dalla Avery-Berkel. Nel 2014 la Brevetti Van Berkel S.p.A. viene posta in liquidazione e successivamente acquisita dall’azienda produttrice di salumi Rovagnati. Nel 2017 la Rovagnati acquisisce anche Omas S.p.A, azienda italiana produttrice di affettatrici professionali, a volano ed elettriche.

FONTE: www.mondoberkel.it